martedì 1 settembre 2009

Spagna, 1811

"Il fumo dei moschetti si innalzava sopra i due carretti ricolmi di fieno, dietro i quali si intravedeva il luccichio delle bacchette che ricaricavano freneticamente i colpi successivi. Dall'altro lato della strada sterrata, rispondeva l'eco degli ordini secchi impartiti dal tenente Simmons. L'aria torrida di quell'angolo dimenticato di Spagna era già pregna dell'odore acre della polvere da sparo, conseguenza inevitabile del prolungato scontro.
Daniel si lasciò sfuggire un'imprecazione, mentre scivolava sul terreno cercando riparo dietro la collina. Una normale missione di perlustrazione, uno di quegli incarichi che sembravano fatti apposta per farti ammazzare... e quel giorno lui e gli altri uomini della sua squadra si erano imbattuti in un gruppetto di volteggiatori francesi, molto probabilmente un picchetto di avanguardia dell'armata del maresciallo Marmont, che occupava l'arida regione della Castiglia.
Spagna, Marmont, Castiglia, Wellington... tutti nomi che importavano ben poco al soldato semplice Daniel Tippett, inchiodato su quello stramaledetto pendio dal tiro dei francesi. Il tenente Simmons con il grosso della squadra li stava tenendo a bada attraverso la strada sterrata, ma un piccolo gruppetto di volteggiatori si era rapidamente portato sul fianco, nell'ovvio tentativo di aggirarli. Il caporale Becker aveva fatto le spese di questa manovra, rimanendo centrato in pieno petto da un colpo di moschetto francese e adesso due volteggiatori occupavano la piccola siepe bruciata dal sole che fino a pochi istanti prima era stata tenuta da Daniel e dai suoi compagni. Il fianco della squadra era in pericolo.
Dietro di lui, il sergente Walters urlò: "Tippett, Hastings, muovete le vostre chiappe gallesi e riprendete quella maledetta sterpaglia!"
Daniel si voltò per cercare il viso del commilitone. Nella polvere che si alzava da terra, vide solo il rosso della sua uniforme che scattava in avanti, pronto a risalire il pendio. Ansioso di menare le mani, lo seguì, correndo a più non posso.
Stava ancora salendo e i pennacchi degli shako francesi già si vedevano spuntare dietro la siepe. Daniel proseguiva sicuro, puntando in avanti il suo moschetto e contando mentalmente i secondi: era passato troppo poco tempo dai loro ultimi spari, quei due mangiarane non avrebbero avuto il tempo di ricaricare...
Due nuvole di fumo si alzarono dal piccolo roveto... una seguita da un'imprecazione per la cilecca del moschetto ricaricato troppo in fretta, l'altra seguita da un lampo metallico che attraversò l'aria. Daniel si buttò a terra, istintivamente, e si girò di nuovo verso Hastings: l'uomo era riverso a terra, agonizzante e con la bacchetta del moschetto francese piantata in gola.
L'impeto della carica era perso e il contrattacco era irrimediabilmente fallito: i francesi potevano ora limitarsi a fare il tiro al bersaglio dalla collinetta. Vedere un terzo volteggiatore francese prendere posizione dietro la siepe con il moschetto puntato su di lui fu una semplice formalità, perchè perfino un mastino come il sergente Walters era adesso costretto a ordinargli di mettersi al riparo. Il tenente Simmons, che nonostante tutto il suo sangue blu non era poi uno stupido, si stava sgolando per ordinare al resto della squadra di ripiegare nel vicino boschetto.
Daniel non attese altro. Voltò poco gloriosamente le sue chiappe gallesi e corse verso un gruppetto di alberi, inseguito dalle urla di trionfo dei francesi e dal suono dei colpi di moschetto sparati un po' a casaccio verso gli inglesi in fuga.
La solita giornata storta..."
Tutto questo grazie a una ventina di soldatini di plastica, tre dadi (grazie, amore, i dadi dell'Imperatore funzionano davvero!), una plancia di compensato di 90 centimetri di lato e qualche elemento scenico sparso... per non parlare dell'ovatta utilizzata per ricordarsi chi aveva sparato e quindi era costretto a ricaricare!
Una normale partita di prova a Song of Drums and Shakos, un regolamento per piccoli scontri a fuoco del periodo napoleonico, semplice e veloce, consigliatissimo per esperti e non. Un normale esempio di quanto si possa evocare su di un qualsiasi tavolo grazie al wargame.
Ora, dopo la partita il vero appassionato si metterà a discutere per ore sull'attendibilità storica delle regole, su quanto il sistema di attivazione dei singoli modelli rispecchi la realtà, sull'effettiva rapidità del gioco... è inevitabile, e quel sabato di Agosto lo abbiamo fatto anche noi. Ma il vero appassionato, che gli piaccia o meno un certo regolamento, si sarà divertito perchè avrà rievocato la scena di un film o di un romanzo di cui lui e il suo avversario sono gli unici autori.
Questo è il potere evocativo del gioco. Questo è il motivo per cui giocherò finchè avrò vita.

1 commento:

  1. Commento solo la frase finale...

    Così diciamo tutti!

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